Che sdolcinata del cazzo sei. È chiaro che devi provare qualcosa, è innato. Poi se stai lì a rimuginarci troppo arrivi a credere che sia amore. Hai visto cosa succede agli uomini che amano? Perdono l'amore e poi non gli rimane più un cazzo.
-- Charles Bukowski
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E' MEGLIO BRUCIARE SUBITO CHE SPEGNERSI LENTAMENTE ( Brixxspace)


"E' meglio bruciare subito che spegnersi lentamente" è la frase che Victor Kruger "Il Kurgan" pronuncia nel film "Highlander l'ultimo immortale" (anno 1986 regia di Russel Mulcahy) durante un combattimento con un suo avversario.
E' anche la frase che Kurt Kobain (carismatico leader dei Nirvana) scrisse alla moglie prima di suicidarsi.
E' una frase che mi somiglia tantissimo ad un'altra: "La candela che arde con il doppio di splendore brucia in metà tempo… E tu hai sempre bruciato la tua candela da due parti" pronunciata da Tyrrel nel film Blade Runner già citato in un post precedente.
Trovo queste due frasi frasi estremamente "interessanti" in quanto in poche parole esprimono un dei possibili "modi" o stili di vita che un individuo può imporsi nell'arco della sua esistenza.
Il dubbio è: è meglio vivere "con lentezza" preservandosi e riguardandosi per il futuro o è meglio vivere intensamente senza risparmiare in alcun modo le proprie energie - intendiamoci, per fare qualunque tipo di cosa si possa o volgia fare nella propria vita - anche a costo di "consumarsi" più in fretta.
Trovo l'interrogativo estremamente affascinante soprattutto se rapportato all'unicità ed alla irripetibilità della vita di ogni essere umano. .............. Il mio parere?
Personamente (forse inconsciamente) credo di protendere per il bruciare subito ... per tenere accesa la candela da entrambe le parti. Faccio bene? Faccio male? L'unica certezza credo sia che nessuno ha mai avuto la possibilità di ritornare sui propri passi e dichiarasene pentito ....................
"....Immobile giaceva la notte, irrigidita nelle sue forme vicine e lontane, rinchiusa in questo spazio, rinchiusa entro spazi sempre più vasti, protesa dall'immediatezza del mondo sensibile verso altre, successive immediatezze, al di là dei monti e dei mari, distesa in un fluttuare perenne fino alle irraggiungibili cupole del sogno; ma questo fluttuare che scaturiva dal cuore e si perdeva come una marea sino ai confini della cupola per ritornare nella dimora del cuore, in sé accoglieva, onda per onda, la nostalgia, dissolvendo la stessa nostalgia della nostalgia, fermando la materna cuna del suo originario principio, la materna cuna delle stelle che oscillava nel crepuscolo; e intorno alla notte guizzavano gli oscuri fulmini del basso, i chiari fulmini dell'alto, dividendola in luce e tenebre, in nerezza e biancore, due colori la nube, due forme l'origine, afosa, soffocante, senza suono, senza spazio, senza tempo — oh, spalancato antro del didentro e del di fuori, oh, grande migrare della terra! — cosi si fendeva la notte e si schiantava il sonno dell'essere; travolti il crepuscolo e la poesia, travolto il loro regno, infrante le pareti dell'eco del sogno, e derisa dalle mute voci del ricordo, gravata dalla colpa e infranta nelle sue speranze, sommersa dalla rapina dei flutti, si inabissava la vita, si inabissava con la sua troppo grande attesa, nel mero nulla. Era ormai troppo tardi, c'era ancor solo la fuga, la nave era pronta, l'ancora era stata salpata; era troppo tardi.
Egli attendeva ancora, attendeva che si annunciasse ancora una volta la notte, che gli sussurrasse parole ultime, parole di conforto, che ancora una volta ridestasse in lui con il suo bisbiglio la nostalgia. A stento si poteva ancora chiamare speranza, ma piuttosto speranza della speranza, a stento si poteva chiamare fuga dinanzi all'eterno, ma piuttosto fuga dinanzi alla fuga. Non c'era più tempo o desiderio o speranza, né per la vita né per la morte;
non c'era più notte. Né c'era più un'attesa, forse impazienza che attendeva impazienza."

( da Herman Broch, La morte di Virgilio, 1958 )

Elsa Morante, Aracoeli

“E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l'ultimo Altro, anzi l'unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza”.

Marcello Chinca

Posso solo raccontare, lo sai, raccontare è il mio mestiere, giorno su giorno, mese dopo mese, compongo il puzzle di questo mio angusto enigma senza fine, così racconto il fuoco e poi la nostalgia delle passioni, l'avviso di mora ad ogni disillusione, poi le ore nere della resa, la mia è dedizione totale alla parola, per la parola m'arrabbatto ogni giorno, per la quale nuoto dove il mare è più profondo, e ciò perchè la speranza sia ancora per me un barlume, e non inverta mai la rotta sconsolato, per cui mai tradirò la parola che è il mio unico dono, ma come posso pensare al mio regno se è sotto assedio? se lo si reputa solo come un mostrare, un emulo riflesso del mio Ego? Se leggi bene vedrai non solo il bambino ma un uomo che indugia su un comune accordo, uno che non si rinfranca mai della propria risonanza, che cerca, rintraccia, cambia direzione, bussa ad ogni tua porta, forte solo del dolore, ma mai che inverta la sua rotta, giacchè io posso solo raccontare, è il mio mestiere negletto, e raccontando m'innamoro, senza guadagno nè perdita invero, se l'amore è tornato, se scuoto remoto da me il fosco il solido della notte gelida di passione, se dal vetro sbiadito scopro del mio cuore incatenato me stesso che torna a testa alta, negli occhi l'inesplicabile pace se sono sicuro che sono amato, se mai mancherà la mappa che è sapienza e sintonia di un sentire comune infine edificato finchè morte non lo separi, perchè senza amore si rimane un bambino caparbio di impudenza e schivo, se questo bambino non conosce assonanza in lui non c'è nemmeno sapienza, se manca respiro all'amare si è restii alla danza che è mescolarsi al mistero ogni giorno che albeggia, legati agli accordi ed alle note, redenti se si è senza più difese, se la paura stessa è disfatta in un senso d'infinito, senza passato, senza domani, parole, parole, ma ecco la notizia risolutiva, l'apparente smacco, l'ultima compiaciuta perfidia del destino, visto che rigetto ogni compassione, visto che amo per come sono anche nella rabbia, ebbene sappi che io l'ho tramato questo epilogo, l'ho sospinto e cercato per metterti alla prova, grato al destino per questo epilogo che è sollievo, grato che non mi si rinfacci più il mio amare perchè vivo, quell'amare che so eterno, il solo per il quale avrò davvero strenuamente lottato contro ogni mistificazione, contro ingerenza e dominio. Ma da quest'orazione dico anche che non mi ritroverete per lungo tempo, giacchè anche io pago il mio scotto, seppure rida, rida di quanto ho ordito, un riso che rivolgerò alle strade anonime della mia disfatta, della mia diaspora perchè davvero sono Io l'ebreo errante, l'unico autentico che meriti questa nomea, senza risorse, senza patria, senza onore, l'autentico me infinito nel suo errare invano.

Sulla morte

Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse: Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
Ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno,
non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte,
spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
Poiché la vita e la morte sono una cosa sola,
come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze,
sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve,
il vostro cuore sogna la primavera.
Confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell'eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re
che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia
poiché porterà l'impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro
se non liberarlo dal suo incessante fluire,
così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

Kahlil Gibran

Dedicato a tutti i pazzi

Un pazzo è un disadattato, un ribelle, un combina guai.

E' disordinato, scapestrato, incosciente.

Ride quando tutti piangono e piange quando tutti ridono.

Un pazzo vede il mondo in maniera differente

lo vive in modo differente e per questo è

un diverso.

Un pazzo non ama le regole, e non ha rispetto per lo status quo.

Un pazzo trasgredisce, osa, va contro corrente.

Puoi elogiarlo o non essere d'accordo con lui, puoi seguirlo o citarlo.

Puoi non credergli, puoi glorificarlo o svilirlo ma

l'unica cosa che non puoi fare è:

ignorarlo!

Perché sono i pazzi che cambiano le cose, che cambiano la vita:

immaginano, inventano, curano

esplorano, creano, ispirano.

Non guardano mai indietro, vanno sempre avanti trascinandosi

dietro la pigra e "normale" razza umana.

Forse hanno bisogno di essere folli.

Chi se non un pazzo può fissare un pezzo di marmo e "vederci" dentro la Pietà.

Chi se non un pazzo può vedere in ogni essere umano un fratello.

Chi se non un pazzo può sedere in silenzio e ascoltare una canzone mai scritta

o una musica mai suonata.

Quando la massa vede in te un pazzo e folli le cose che dici, folli le cose che pensi,

folli le cose che fai, allora sorridi e guardandoti allo specchio

inchinati: sei davanti a un genio.

Perché coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo,

sono quelli che poi lo fanno.»

(Mohandas Karamchand Gandhi)

Jorge Luis Borges

Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita nella prossima cercherei di fare più errori non cercherei di essere tanto perfetto, mi negherei di più, sarei meno serio di quanto sono stato, difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico, correrei più rischi, farei più viaggi, guarderei più tramonti, salirei più montagne, nuoterei più fiumi, andrei in più posti dove mai sono andato, mangerei più gelati e meno fave, avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e precisamente ogni minuto della sua vita; Certo che ho avuto momenti di gioia ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita, solo di momenti; non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute; Se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella, guarderei più albe e giocherei di più con i bambini, se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Sul matrimonio (Kahlil Gibran)

Allora Almitra di nuovo parlò e disse:
Che cos’è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:


Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.

Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.


Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

Empatia


Accade così..senza un perchè, inaspettatamente.. 2 occhi si incontrano, sconosciuti in un supermarket, si incrociano gli sguardi, si disperdono ... Gli occhi cercano altri appigli, dalle pesche ai meloni, l'anguria di stagione... vagano lontano, ritornano...empatia.
Volti sconosciuti , si sfiorano distrattamente i corpi o incosciamente si cercano..
Voci, rumori, profumi ... e un perdersi e ritrovarsi, casualmente o...intenzionalmete.
Nulla accade per caso, forse... destino: chissà.
Il carrello è troppo vuoto o troppo pieno, si può fuggire o restare.
Istinto ... può aspettare la spesa che il destino si compia. E ancora quegli occhi, quel viso, quel corpo,senza un nome... accade ciò che deve accadere, dolcezza, passione, incanto, magia ... mani, profumi, corpi, occhi, calore, sudore, tremiti,esserci e perdersi...
Una voce, la realtà improvvisa, sudore freddo che lascia posto a un calore improvviso, svegliarsi senza preavviso...
Cercare quel viso, quel corpo, quel sorriso,vederlo andar via ....per un' ultima volta gli occhi si cercano ... empatia...empatia...empatia...
Ci rincontreremo forse....
Nulla accade per caso

UNDICI MINUTI


Io sono due donne: una desidera sperimentare tutte le gioie, tutte le passioni, tutte le avventure che la vita può dare; l'altra vuole essere schiava della routine, della vita familiare, delle cose che si possono pianificare e raggiungere. Io sono la prostituta e la casalinga, che vivono nello stesso corpo e lottano l'una contro l'altra.
L'incontro di una donna con se stessa è un gioco che comporta seri rischi. E' una danza divina. Quando ci incontriamo, siamo due energie sovrannaturali, due universi che si scontrano. Se nell'incontro non c'è il rispetto dovuto, allora un universo distrugge l'altro.

La vita è breve oppure è troppo lunga perché io possa concedermi il lusso di viverla così male."

Notte stellata


Il cielo stellato rendeva la notte luminosa, il venticello leggero le faceva danzare i capelli, brividi sul corpo poco protetto dal vestito troppo scollato... Non c'era più tempo, aveva fatto la sua scelta, consapevole ma non per questo indolore.
Ci si trova a dover prendere una strada: vivere o sopravvivere, i sogni o la realtà, tabù o libertà ... Aveva scelto. Camminava lentamente, i profumi della notte l'avvolgevano, la musica dei locali le trasmetteva allegria come le risate delle compagnie, gli abbracci degli innamorati... La moltitudine la circondava pur nella sua solitudine.
La brezza leggera le faceva compagnia
Il suo volto era una maschera di emozioni in lotta tra di loro anche se il destino era segnato
Fatalità, forse.
C'è chi nasce per emergere e chi per soccombere, anche quando pensiamo di aver scelto liberamente i condizionamenti hanno avuto il sopravvento...
Una lacrima le scivolò furtiva, fece finta di niente, un ultimo sguardo alle stelle, l'infinito era lì, dinanzi a lei, i pensieri erano volati troppo in alto per poterli raggiungere....
La scelta era stata fatta,restava solo il .....lasciarsi andare

scriveva


... scriveva per dar voce alla sua natura, quella che alcuni definivano follia ... ma chi detta i parametri?
Cosa è sano e cosa è folle .. cosa è normale, cosa è lecito...???????????????????????
scriveva per dar voce al suo sentire, ma spesso la verità può far paura, creare ansia.. il non saper rassicura, protegge ..
scriveva senza censure, o quasi ... senza pensare ... la matita scorreva adagio sul foglio bianco ... quasi mossa solo dal pensiero che si materializzava sui fogli ancor prima di essersi delineato nela sua mente ...
Scriveva ...
imperfetto ( anche i tempi sono importanti)
Restano piccoli pezzettini gialli che il vento si porterà via...

Di bianco vestita


Mi sono vestita di bianco, ho raccolto i capelli , ho chiuso gli occhi, l'aria calda sulla pelle, l'ebbrezza della velocità e il buio di chi non vede.....
Ho aperto gli occhi, ho visto i colori del mondo, l'esplosione della natura nella primavera alle porte, ho regalato un sorriso al cielo, ho sciolto i capelli e sono andata incontro alla vita...

angeli e demoni

Avevo ali per volare ma il mio angelo mi ha abbandonata troppo in fretta, son caduta giù, sull'asfalto grigio, il cielo è troppo lontano, sento i rumori del mondo, i cori degli angeli son solo un ricordo .
Vado incontro a Lucifero, che mi aspetta vittorioso, sorride tra le fiamme, é sempre un perdersi, basta lasciarsi andare.
Non farti conquistare dai sogni se non vuoi soffrire.
Il principio della realtà ci protegge.
Torno al mio vivere